Sulle orme di “Re Giorgio”, a raccontare i futuri scenari che si profilano è lo stilista catanzarese Mario Triolo Costantino.

Fino ad oggi la moda è stata consumismo e corse contro il tempo, ma le cose cambiano e ad anticiparlo è stato lui, Re Giorgio Armani che ha parlato dell’emergenza coronavirus come di una «Meravigliosa opportunità per rallentare tutto, per disegnare un orizzonte più autentico e vero». Vediamo come stanno vivendo questo momento particolare gli stilisti, lo abbiamo chiesto al calabrese Mario Triolo Costantino. A febbraio di ritorno da Milano ha partecipato con la sua collezione alla Fashion week. E anche Ursula Corbero (la Tokio de “La casa di Carta”) ed Emma Marrone hanno indossato le sue creazioni.

Intervista Mario Costantino Triolo al microfono di Gabriella Lax in onda sul telegiornale LaC News24

Mario ha trascorso le settimane a Catanzaro Lido, a casa, in una stanza adibita a laboratorio: con macchine da cucire da cui crea i prototipi o, come ha suggerito la critica, «misura le nuvole» per l’abbondanza di tulle nelle sue creazioni. È tornato in Calabria ad ottobre 2019. «Dopo aver finito una collaborazione importante in Puglia. A casa dopo aver vissuto per 17 anni in Emilia Romagna. A casa per rimodulare la mia vita professionale, fare una pausa, schiarirmi le idee, per ricominciare un nuovo percorso – anche se – tutto sembra estremamente più difficile qui». Mette basi nuove e solide al progetto che sta portando avanti».

Come ha influito la condizione di chiusura sulla creatività questo periodo?

Mario Costantino Triolo:

«Dal punto di vista creativo vivo a metà perché sono chiuso e bloccato dall’avere spunti, l’unica via di fuga è la mente.»

«Dal punto di vista della progettazioneho una capsule già in tre show room, due sul territorio nazionale e per il resto ho un agente su Germani ed Austria, ma è tutto bloccato.»

«Dal punto di vista produttivo e creativo è stato tutto un massacro. Ciò che ha detto il maestro è la pura verità ed è ciò che da un po’ di tempo si percepiva nel sistema. È un lavoro disumano per i creativi: buttare fuori collezioni quando ancora quelle consegnate in precedenza sono ancora nei negozi. »

«Io mi vedo come un designer che fa capi riconoscibili, importanti, non usa e getta. Per questo mi ritrovo ancora di più nelle parole di Armani. Voglio fare capi che puoi indossare una o due volte ma che comunque nell’armadio ti suscitano dei ricordi. Ed è questo il mio focus insieme a Davide Muccinelli Giacomo Tanzarella. Il progetto nasce dall’idea di fare capi particolari, intensi, che esulano dal capo usa e getta che non sono nelle mie corde.»

Dopo la pandemia cosa cambierà per la moda?

Mario Costantino Triolo:

«Salterà chi non ha una visione del mondo aggiornata, dal punto di vista stilistico, ma anche dal punto di vista imprenditoriale: persone che hanno aziende che producono abbigliamento.»

«Non si può pensare che tutto sia come prima, perché a monte chi fa grossi numeri ha grosse spese. Questo periodo è servito ai big della moda per capire che va allentata la cinghia.»

«Ci vogliono progetti fatti con coerenza e con competenze e soprattutto con un obiettivo e con un focus».

Leggi l’intervista completa su ilReggino.it